L’Italia è un paese ricco di tradizioni non solo a livello nazionale, ma anche in ambito strettamente regionale, e questo si riflette persino nel mondo dei giochi di carte. Oltre ai mazzi a semi francesi, in Italia sopravvivono infatti numerosi mazzi regionali, ognuno con la sua storia, i suoi semi e le sue particolarità. Ma quanti tipi di carte esistono nel Belpaese? E quali sono le loro caratteristiche principali? Innanzitutto, è importante distinguere tra due grandi gruppi di semi: latini e francesi. I primi comprendono bastoni, spade, coppe e denari e deriverebbero dalle carte dei Mamelucchi egiziani. I semi francesi, invece, annoverano cuori, quadri, fiori e picche e sono comuni principalmente nel Nord-Ovest dell’Italia e in Toscana, ma in generale rappresentano il modello dominante in tutto il globo, anche al di fuori dell’Europa. Le carte francesi sono utilizzate non a caso per tutti i giochi mainstream come il poker o il blackjack, ma sono previste anche in giochi minori, secondo le regole del gioco del burraco o del baccarat.
All’interno di queste due grandi famiglie di semi si possono individuare quattro principali tipologie di carte: italiane, spagnole, francesi e tedesche. Le italiane si caratterizzano per le spade a forma di scimitarra, i bastoni a forma di scettro e le coppe squadrate. A loro volta, le carte che circolano prettamente nello Stivale presentano più varianti regionali, tra le quali spiccano in primis le carte napoletane, sicuramente le più diffuse da Nord a Sud. Uno dei simboli più iconici che è possibile individuare tra le figure risiede nel “Gatto Mammone” che campeggia sul 3 di bastoni, ma assai folkloristica è anche la famosa scena di semina che si può notare sul 5 di spade.
Un altro mazzo regionale piuttosto conosciuto è quello delle carte piacentine, che si distinguono per le figure “a doppia testa” e per “la Polla” dell’asso di denari. Di recente sono spuntate anche a tema Disney. Le carte trevisane, tra le più antiche d’Italia, sono invece celebri per i motti stampati sugli assi, come ad esempio “per un punto Martin perse la capa” presente sulla carta dell’asso di coppe. Curiose sono anche le carte milanesi (o lombarde), che adottano gli stessi semi di quelle francesi, pur rimanendo sulle 40 unità tipiche dei mazzi regionali.
Infine le carte bresciane, necessarie per giochi come la cicera bigia, godono di una particolarità singolare: sono le più numerose tra tutte quelle italiane. I mazzi bresciani contengono infatti 52 carte, proprio come quelle francesi. Per pura completezza, bisogna menzionare altresì le carte salisburghesi, originarie dell’Austria, ma comunque molto comuni anche dalle nostre parti. Queste carte sono prive di assi, 3 e 4, inoltre annoverano figure diverse da quelle degli altri mazzi.
Oltre che per i semi e per le figure, le carte regionali si distinguono anche per le dimensioni, i disegni e la presenza di elementi decorativi, come il bordo interno. La varietà dei mazzi di carte in Italia è a tutti gli effetti una testimonianza della ricchezza e della diversità culturale del nostro Paese. Ogni mazzo è legato infatti a qualche vecchia tradizione locale, nonché a un patrimonio di giochi e di storie tramandati di generazione in generazione. Oggi l’uso di un tipo di carte rispetto a un altro dipende da diversi fattori: alcuni giochi richiedono mazzi specifici, ma ci sono anche casi in cui molti giocatori preferiscono adoperare i mazzi con cui sono cresciuti o semplicemente non riescono a reperirne di differenti. Forse sarebbe improprio indicare un numero preciso di tipi di carte in Italia, ma di certo si può affermare che la varietà è davvero ampia e affascinante. Esplorare il passato delle carte regionali diventa quindi anche un modo per scoprire la storia e i costumi dell’Italia e per apprezzare le origini delle sue tradizioni ludiche.
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