Monthly Archives: Maggio 2018

Coworking e mercato del lavoro: aumentano gli spazi condivisi per lavoratori indipendenti

Sebbene negli Stati Uniti siano una realtà da oltre un decennio, anche nel nostro paese, da qualche anno a questa parte, sta prendendo sempre più piede il coworking. Di cosa si tratta e perché, oggi più che mai, se ne parla?

Quando si parla di coworking si intende uno spazio di lavoro condiviso che, quindi, è ideale per tutti quei lavoratori freelancer che lavorano da remoto, senza una sede fissa. Il perché è semplice da spiegare. Se fino a qualche anno fa quasi tutti i lavoratori avevano un ufficio fisso, magari all’interno di una azienda o di un ente, con i vari cambiamenti del mercato del lavoro si è assistito alla nascita di questo nuovo fenomeno. Parliamo di lavoratori indipendenti che non solo non lavorano per nessuna azienda o per nessun ente in esclusiva, ma che non hanno neppure una sede fisica. In molti lavorano da casa, altri in viaggio in giro per il mondo.

Aumentano i nomadi digitali, aumentano i freelancer che lavorano da remoto e, di conseguenza, cambiano anche gli spazi dedicati al lavoro! Basta uffici fissi: oggi questi lavoratori hanno a propria disposizione questi spazi temporanei, che possono affittare in base alle proprie esigenze, per lavorare qualche giorno, per un appuntamento o per una riunione. Tutto questo, quindi, è il coworking, uno spazio che si basa sulla condivisione e che permette a tutti i lavoratori che ne hanno bisogno di avere a propria disposizione una stanza arredata, una scrivania e quant’altro.

Questo tipo di strutture, che come detto stanno prendendo sempre più piede anche nel nostro paese, sono l’ideale anche per conoscere nuovi professionisti. Dato che si tratta di spazi condivisi, si trovano sotto lo stesso tetto tante professionalità che, proprio grazie a questo punto di incontro, possono iniziare a collaborare.

Spesso si trovano dei veri e propri uffici a tempo, ma anche delle sale riunioni o degli spazi per meeting aziendali. Il tutto è sempre ben accessoriato, ammobiliato e ci sono tanti comfort che vengono dati. Il tutto a fronte di un pagamento che di certo è più ridotto rispetto a quello di un affitto mensile di un ufficio. Il bello del coworking, infatti, è che si paga solo il tempo che effettivamente si occupa il posto. I canoni di affitto della postazione, inoltre, sono sempre più vantaggiosi, proprio perché si cerca di incentivare i professionisti freelancer a usufruire di questo tipo di servizi.

Ne sono sorti tantissimi in Italia nell’ultimo periodo, sia al Nord che al Sud, e siamo certi che tanti altri ne nasceranno, proprio perché la richiesta è elevatissima: tanti sono i lavoratori da remoto che hanno bisogno di uno spazio qualche giorno al mese e, pertanto, non tarderanno a sorgere nuove strutture in grado di rispondere in maniera consona a questa esigenza.

Smart city: è ancora utopia?

La sostenibilità ambientale è un requisito sempre più richiesto dai consumatori di tutta Europa, oltre ad essere un urgenza a livello mondiale. Lo confermano i dati Eurostat, con oltre il 73% di consumatori orientati verso un acquisto eco-friendly, ma lo si può notare sul campo, perché è diventata il motivo dominante di tante campagne di marketing di piccole e grandi aziende, così come un fregio per politici e Capi di Stato.
Ci siamo finalmente resi conto che, specialmente in periodi di crisi economica, una delle priorità principali diventa ridurre gli sprechi, tappando le falle degli sprechi energetici e offrire prodotti eco-sostenibili e certificati, per incrementare la competitività.
Dal proprio appartamento all’azienda manifatturiera, dall’ufficio al centro sportivo, ormai gli investimenti in sostenibilità sono sempre più convenienti e ben incentivati, nonché offrono valore aggiunto in marketing e comunicazione.
Un programma di miglioramento energetico deve, tuttavia, essere pianificato con attenzione, curando non solo le sinergie che si creano tra le singole soluzioni tecnologiche, ma anche i rendimenti economici che ne scaturiscono, al fine di progettare soluzioni in grado di ripagarsi nel più breve tempo possibile.

Cosa si intende con il concetto di “Smart City”?

 

Il progresso tecnologico ormai procede a ritmi sempre più serrati. Nuove soluzioni hardware e software permettono la semplificazione di molti servizi e la creazione di nuovi, rendendo la vita nei centri urbani sempre più a misura d’uomo.
La definizione di Smart City è piuttosto ampia, ma nella pratica si traduce nella capacità di digitalizzazione di una grande quantità di dati – i cosiddetti “Big data” – per integrare tecnologie al servizio del cittadino, creando parallelamente una dovuta cornice regolamentativa (governance) che garantisca la tutela degli utenti e delle aziende coinvolte.
Londra, ad esempio, è ormai da tempo una Smart City avanzata: dalla pubblica amministrazione, ai trasporti, alla mobilità e alla logistica, è ormai possibile operare completamente in digitale, da computer o smartphone, monitorando i servizi in tempo reale.
Semafori intelligenti in grado di valutare il traffico in coda e reagire di conseguenza, pagamento di prodotti e servizi direttamente da smartphone, municipalità che offrono un dialogo diretto ed efficiente rappresentano un sistema in continua evoluzione.
Il costo iniziale del passaggio alle Smart Technologies può sembrare oneroso, ma persino per piccole realtà, come una Smart Home, permettono risparmi tra il 15 e il 20% sulla bolletta, permettendo regolazioni e monitoraggio accurati dei consumi per singola stanza e l’accensione degli impianti solo in presenza degli utenti, imparando anche dalle loro abitudini.

Anche in Italia ci sono esempi di città che investono in tecnologie avanzate per migliorare la vita dei propri cittadini. Sono principalmente città del Centro Nord, con Milano in testa, ma anche città del Sud come Matera, Bari e Lecce stanno investendo in infrastrutture digitali.
A parte l’evidente difficoltà a finanziare questi progetti per il patto di stabilità e la grave situazione in cui versano i budget di tanti comuni italiani, in Italia mancano ancora due fattori fondamentali perché questo mercato fiorisca, non necessariamente consequenziali ad un ingente investimento pubblico di capitali.
Occorre, infatti, la volontà politica e la lungimiranza dei legislatori locali e nazionali a facilitare la creazione dal basso di sistemi integrati e servizi digitali.
Prima di tutto, occorre l’abbattimento del digital divide che ancora mantiene lontana una larga fascia di utenza, attraverso sia investimenti pubblici nell’aggiornamento delle reti di distribuzione elettrica, sia privati per la diffusione dei collegamenti in fibra ottica e banda larga mobile di quinta generazione.
In secondo luogo, è necessaria la formazione dei tecnici e dirigenti delle amministrazioni pubbliche ai progressi e alle buone pratiche che nel resto nel mondo stanno aiutando a rendere le città sempre più vivibili e meno inquinate.
Finché l’intero mercato verrà tenuto lontano per l’estrema burocratizzazione e gli alti livelli di corruzione che caratterizzano molte amministrazioni italiane, l’Italia resterà indietro in un passaggio storico chiave nella storia dell’urbanizzazione.