Strade a ostacoli

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Scritto da Ettore Ceresa in Comunicati il 21-01-2010

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Ettore Ceresa

Dal centro alla periferia buche, avvallamenti, tombini e disconnessioni dell’asfalto rendono i nostri spostamenti dei rally dove vince chi ne evita di più.

I danni sono sia per la salute dei cittadini, in quanto le sollecitazioni contribuiscono ad infiammare la colonna vertebrale e a fare insorgere patologie connesse, che economici per le auto, poichè le sospensioni dopo pochi chilometri si rovinano e vanno sostituite, i cerchi si possono spaccare e le gomme danneggiarsi, per non parlare del rischio di incidenti soprattutto per le due ruote.

Le aziende che devastano le strade sono libere di rattopparle come capita, perché non prevedere, tramite regolamento, per ogni scavo l’obbligo di riasfaltare almeno metà della strada interessata, e un successivo controllo di qualità  dell’opera?

Molte le strade importanti che necessitano di interventi urgenti, da Corso Vittorio Emanuele a Mondello, dove per esempio la priorità andrebbe data a Viale Regina Margherita, principale arteria di accesso alla località di mare dove moltissimi di noi si recano d’estate, per proseguire con l’Addaura, ed il momento per intervenire è proprio nella stagione invernale, quando l’afflusso è minimo.

Le strade sono anche il simbolo della libertà e del cammino che nella vita ognuno di noi fa, nonché il biglietto da visita di una città ed è pure per questo che fa rabbia vederle in queste condizioni, è come se stessero lì a ricordarci che nella nostra terra bellissima e disgraziata l’avvenire è pieno di ostacoli ed incertezze.

Lo stesso discorso vale per i marciapiedi, e il cittadino che cammina a testa bassa per evitare sporcizia e voragini è il simbolo di un popolo sofferente, che vorrebbe potere avere la possibilità di guardare dritto avanti a sé, verso un futuro migliore.

Commenti (7)

Una delle impressioni che mi da il palermitano è proprio la mancanza di interesse così come la spazzatura, non gli importa se ha una città degradata perchè lui è il primo a renderla tale.
Ma esiste anche un altro tipo di palermitano, quello che invano si impegna a mantenere efficace il sistema. Questo però è il cittadino che ne risente di più, è quello che si becca gli schiaffi. Mi ricorda un pò il mito della caverna: lo schiavo che si libera dalle catene (il buon palermitano costretto a vivere nel degrado) scopre la verità (il potenziale di una Palermo prospera e bella) torna indietro dagli altri schiavi ma non appena viene raccontata loro la verità deridono lo schiavo che si è liberato pensando che sia matto (impossibilità, inconcepibilità di adattarsi a un altro stile di vita). Gran parte di noi non ci fa caso o meglio non ci vuole far caso alla situazione in cui ci si trova. Così come nel mito della caverna: agli altri schiavi piace troppo questo genere di vita per poterla cambiare.

Bellissima riflessione Gerlando!
Credo anche io come te che molti nella nostra società non vogliono cambiare le cose, e non vogliono che le cose cambino perchè sarebbe troppo faticoso. L’incredulità e lo scetticismo di alcuni di fronte alla visione di una Sicilia rinata aderisce perfettamente al comportamento derisorio dei prigionieri della caverna!
Contro gli “ignavi” si deve scagliare il nostro sdegno e d’altronde Dante li colloca nell’Antinferno, perchè sono rifiutati persino dall’inferno stesso. Ecco qui un passo:
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:

non ragioniam di lor, ma guarda e passa.

apprezzo questo pugno di giovani che con ardore e
passione propugnano una rinascenza della loro città. Purtroppo c’è a Palermo forse soltanto un 20% della popolazione che è cosciente del degrado morale e civile in cui vive e che vorrebbe cambiare le cose; per gli altri è tutto normale perchè cambiare e che cosa cambiare e per che cosa. La crescita civile di un popolo è come la democrazia: non si può imporre dall’alto. E’ una crescita(quando c’è) lenta
che passa attraverso lo spirito di comunanza e di solidarietà che a Palermo si direbbe del tutto mancante.E’ una terra irredimibile? (Sciascia)

Ciao Michele,
grazie per l’apprezzamento!
Condivido in pieno il tuo commento, quel 20% deve arrivare al potere e ai gradi più alti dell’ amministrazione in modo da potere orientare il resto verso la rinascita.
Ti aspettiamo a commentare più spesso:)

Caro Ettore
mi sono reso conto , ahimè, che il tempo affievolisce
o fa del tutto svanire quella purezza del cuore che
conduce i giovani a forti aspirazioni ideali. Ne prendono il posto, col tempo, i soldi , il successo, la carriera e simili e si comincia a guardare agli anni della propria giovinezza con un misto di tenerezza e di compatimento per l’ingenuità che le si attribuisce.
Mi piacerebbe vedere come erano a venti anni i
nostri vituperati (a ragione) amministratori.
Sono un inguaribile pessimista!?!

Non credo, quello che dici è vero, è quello che parzialmente ho menzionato nel mio articolo “E se fossimo noi a dovere andare a casa?” e che ribadirò in uno che pubblicherò prossimamente, perchè presto arriveranno per noi giovani quelle decisioni che potranno portarci al “compromesso”…e il nostro obiettivo è anche quello di sensibilizzare per evitare questa perdita dell’originaria “purezza”…

[...] avevamo evidenziato in questo articolo di Gennaio, la priorità andava al rifacimento della Favorita e dell’Addaura in previsione [...]

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