AMIA ricapitalizzata: medicina peggiore della malattia?

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Scritto da Marco Lo Bue in Comunicati il 30-12-2009

http://www.cittaduepuntozero.it – Marco Lo Bue

Stamattina, prima di mettermi al lavoro, ho fatto un tour su facebook per controllare posta, notifiche e tutto ciò che la routine post-moderna ci propone da qualche anno a questa parte.

Non ho potuto fare a meno di notare il post di una brillante consigliere comunale dell’UDC, Doriana Ribaudo, tornata a casa dopo la sessione notturna del Consiglio, in cui veniva riportata la notizia dell’avvenuta ricapitalizzazione dell’azienda più inefficiente d’Italia, l’AMIA. Da qui è partito uno stimolante dibattito online con Doriana e altri amici, purtroppo durato poco per ovvie ragioni di tempo, in cui ho fatto presente come la penso sull’affaire rifiuti, esprimendo il rammarico e la frustrazione di chi paga le tasse per trovarsi le strade colme di immondizia, con le municipalizzate a fungere esclusivamente da ammortizzatori sociali, e auspicando il passaggio ad un servizio di raccolta gestito dai privati.

I miei interlocutori, con toni ovviamente pacati ed educati, hanno posto l’accento su vari problemi: chi sul destino dei lavoratori in caso di fallimento dell’AMIA, chi sulla necessità di approntare un piano di ristrutturazione adeguato.

A questo punto mi chiedo come si possa organizzare un buon piano di ristrutturazione quando ci sono davvero troppi dipendenti rispetto al fabbisogno, quasi tutti assunti con logica clientelare o con il rispettabile ma antieconomico obiettivo di alleviare la povertà. L’unica soluzione sarebbe tagliare l’organico, ma le leggi e i contratti non lo permettono. In caso di fallimento invece tutti i contratti sarebbero sciolti. Inoltre mi sembra fuori luogo che chi ha portato la città sull’orlo del baratro continui a prendere decisioni sbagliate.

La mamma Regione o lo zio Comune (e quindi i contribuenti) non possono risolvere tutti i problemi con una politica dirigistica in stile URSS. Sarebbe meglio se si cominciasse a combattere la mafia con strumenti severi per liberarci dal cancro del pizzo, dare ossigeno all’economia privata e creare posti di lavoro veri, unica medicina possibile per la nostra terra malata: non solo arresti contro i mafiosi, ma più attenzione sui patrimoni di cosa nostra, leggi ancora più dure contro la criminalità organizzata, ed esercito in borghese in tutti i negozi, insieme a telecamere a circuito chiuso in ogni strada della città: insomma, una legge speciale per Palermo appare l’unica strada percorribile. A mali estremi, estremi rimedi.

Doriana ha infine fatto delle precisazioni, scrivendo tra le altre cose che un decreto del presidente del consiglio sancisce l’obbligo di privatizzare entro il 2011, che la politica deve impegnarsi per rendere l’AMIA appetibile a possibili acquirenti, che il 21 gennaio il piano di risanamento sarà riesaminato dal Tribunale fallimentare, che i problemi sono iniziati con le stabilizzazioni dei precari, visto che mancano i soldi per pagare gli stipendi, ma che non è giusto lasciare i lavoratori in mezzo alla strada.

Vi chiedo un favore: ditemi di chi è la colpa perchè guardando la mia città piena di cacca voglio prendermela con qualcuno. Io dico che si deve ringraziare chi ha assunto tutti questi lavoratori, senza prevedere che poi sarebbero mancati i soldi per aggiustare i compattatori e pagare gli stipendi e che sarebbe stato ovviamente impossibile effettuare dei tagli al personale.

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