Scritto da Mirko Romano in Comunicati il 14-12-2009
Si è realmente chiusa una stagione politica? Questa è la domanda che la maggior parte dei cittadini palermitani si pongono. E a maggior ragione lo fa chi, come me, si trovava ad assistere, nelle prime ore della mattina dell’1 Dicembre, alla seduta del Consiglio Comunale che doveva votare l’assestamento di bilancio,manovra poi bocciata alle 4:00 dai 25 voti contrari di IDV, PD, Altra Storia, MPA e PDL-Sicilia,contro i 17 a favore di UDC e PDL-Lealista.
Il risultato politico è incontrovertibile e già ampiamente analizzato; esiste una giunta senza maggioranza, e una “nuova maggioranza”, com’è stata battezzata dagli opinionisti politici dell’ultima ora, nonché dagli stessi consiglieri comunali, senza Giunta. Ma se proviamo a tradurre dal politichese, il risultato è che la città si trova a vivere una condizione di limbo, che si concretizza nell’incapacità dell’amministrazione di rispondere ai bisogni, anche più elementari dei cittadini.
E allora, detta così diventa una storia del tutto diversa; perchè non ci soffermeremo più ai vari tentativi di fregiarsi della “vittoria” in aula da parte delle opposizioni, o da parte delle ex maggioranze (visto che ancora non si è ben compreso cosa rappresentino adesso determinati gruppi in Consiglio Comunale) , o allo sforzo del Sindaco di giustificarsi accusando i consiglieri di tradimento e di essere l’unica figura istituzionale ad avere a cuore l’interesse dei cittadini. Si ha, infatti, sempre più l’impressione che ogni soggetto politico operi, in maniera sistematica, manovre di distrazione di massa, volte a distogliere l’attenzione dei cittadini dalla palese e totale assenza di programmaticità e di prospettive future per la nostra comunità.
La verità, osservando in maniera più distaccata la realtà che viviamo, è che si naviga a vista,e non si comprende, quindi, cosa si voglia fare della Palermo del futuro. Partendo da questo dato di fatto allora si comprendono perfettamente le scene tragicomiche e patetiche viste in aula la notte del primo Dicembre: per esempio uno dei tanti consiglieri comunali che intona in piena seduta il ritornello di “Tutti a mare” verso i giornalisti o ancora di chi ne approfitta per urlare un “Vergogna” agli illustri colleghi, anche se si è assolutamente disinteressato dell’andamento del voto. E ben si capisce perché ancora oggi possiamo discutere delle cataste di immondizia ai margini delle nostre strade, di opere pubbliche eternamente incompiute o addirittura mai cominciate e di periferie dimenticate lasciate all’emarginazione.
In sintesi sono solo due le strade per uscire dal baratro socio-culturale in cui la realpolitik degli interessi personali ci ha trascinato. In primis l’impegno personale quotidiano a compiere con decisione il proprio dovere in qualunque contesto, da studenti, lavoratori e in particolare da cittadini, uscendo dalla logica dell’impossibilità di cambiamento del sistema e dell’immobilismo perenne; perché essere punto di rottura con il passato si può, e ne è una dimostrazione la partecipazione attiva, all’interno dell’ambiente associativo cittadino di molti giovani che hanno a cuore il futuro della loro città. La seconda strada è quella della scelta coscienziosa di nuove figure emergenti della politica del fare e della preparazione culturale, scegliendo per la nostra città chi realmente sia in grado di ridare un senso alla parola domani e di creare un tessuto nuovo e fertile per rendere di Palermo la capitale del Mediterraneo, attorno ai valori di legalità, cambiamento e innovazione.
“Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto vuol approdare” (Seneca)




