Sciacalli a Palermo

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Scritto da Marco Lo Bue in Comunicati il 11-12-2009

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Articolo consultabile anche su http://www.rosalio.it/2009/12/11/sciacalli-a-palermo/#more-6781

Palermo, marzo 2006. Un diciottenne arriva verso le 22:30 nei pressi della Tonnara Florio, storica sede del buen retiro della celeberrima famiglia di imprenditori siciliani, oggi adibita, tra le altre cose, ad esclusiva discoteca.
Uscendo dalla sua Fiat Punto grigia, accompagnato dalla sua ragazza e da un’amica, Salvo sente i passi della mafia avvicinarsi: sa bene che in ogni angolo di Palermo la piovra ha un volto. La faccia in questione è quella di un canuto anziano della borgata marinara della costa nord, la cui barba brizzolata incolta e l’aggressivo dialetto conferiscono alla richiesta di denaro un tono perentorio: “due euro prego”.

Il giovane è insofferente ai posteggiatori abusivi: non capisce perché mai si debba far passare per il corrispettivo obbligatorio di un servizio inesistente ciò che invece è elemosina bella e buona, non gli va a genio la prepotenza di chi pretende di essere il proprietario di ciò che per definizione è pubblico: la strada, i marciapiedi, insomma, il demanio.
Per questo motivo, l’ingenuità lo spinge ad allontanare l’anziano signore che richiede con insistenza il suo obolo, decidendo di respingere per una sera l’indolenza e la rassegnazione congenite ad ogni siciliano: “via di qua, troppo caffè le fa male, non ho un euro, stasera niente trippa per gatti”. I lamenti nervosi del posteggiatore si perdono così alle spalle dei tre giovani che entrando alla festa dimenticano quella figura tanto sgradevole quanto vendicativa.

Quando l’una di notte è trascorsa da un pezzo, trattandosi di un giorno feriale, Salvo decide di abbandonare danze ed amici per far ritorno a casa; ma arrivato davanti alla macchina, ecco che qualcosa gli ricorda del gran rifiuto di tre ore prima: il parabrezza dell’auto è in pezzi. Il ragazzo si lancia con lo sguardo alla ricerca del maledetto, ma di lui non c’è traccia.

Questo è ciò che accade quotidianamente sulle strade della nostra città, una sconfitta inflitta dalla mafia e dalla microcriminalità alla società civile.

È vero, i posteggiatori sono spesso gente disperata, disoccupati che non hanno avuto nulla dalla vita se non la disgrazia di nascere nella periferia della città più pigra e controversa d’Europa. Ma è altrettanto vero che sono una minoranza, e che la maggior parte dei cittadini che potrebbero tirar fuori l’attenuante della miseria per giustificare eventuali misfatti non lo fa, lavorando sodo per migliorare la propria condizione. Sarebbe interessante calcolare il giro d’affari annuale di questi signori, dato che molti rinunciano ad un lavoro onesto per convenienza (niente tasse, niente contratti, elasticità degli “orari di lavoro, e molti altri vantaggi rispetto agli impiegati ordinari).

È compito delle istituzioni incanalare il disagio sociale che ha prodotto questo deplorevole fenomeno, che abbiamo oggi importato in altre metropoli italiane: uno Stato efficiente, rappresentato a livello locale dagli enti territoriali, deve favorire la costruzione di parcheggi pubblici e privati dalla capienza elevata, in cui il ticket all’ingresso prevenga l’esistenza dei custodi illegali. Un miglioramento del servizio di trasporto pubblico rappresenta un possibile rimedio altrettanto efficace.

Allo stato attuale, le rare volte in cui la Polizia coglie con le mani nel sacco un posteggiatore abusivo, si limita, per compassione e per norme imperfette, a sequestrargli il bottino e a rimetterlo in libertà: una nuova legge che ponga un argine a questo fenomeno fastidioso, attribuendo poteri forti alla magistratura e alle forze dell’ordine, è dunque necessaria.

Il degrado e la povertà non possono giustificare la trasformazione di uno Stato di diritto in uno Stato di prepotenze, in cui l’unica legge è quella del più forte: e quando le istituzioni giustificano questa moderna forma di sciacallaggio, adducendo la scusante della povertà, si dimenticano qual è il loro compito: far rispettare l’ordinamento giuridico a tutti, ricchi e poveri, tutelando l’ordine pubblico e la sicurezza.

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