Riduzione IRAP: tra benefici e dubbi

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Scritto da Guido Noto in Economia il 30-10-2009

Argomento di accesso dibattito a livello nazionale in questi giorni è stata l’annunciata abolizione (poi trasformatasi in riduzione) dell’Imposta Regionale sulle Attività Produttive.

L’IRAP è un imposta introdotta nel 1997 che colpisce le attività produttive (imprese e professionisti); non si applica sul reddito percepito durante l’esercizio (anno), ma  sul valore aggiunto della produzione. Questo dato, semplicisticamente e in via generale (senza considerare le diverse fattispecie), si ottiene come:

Ricavi della produzione – Costi della produzione + Costi del personale + Interessi passivi; questo per ricavare un valore riferito alla sola attività di produzione delle aziende soggetti passivi.

A questo punto ci si può chiedere quanto sia giusto ridurre gli introiti provenienti da questa imposta (attraverso la sua deducibilità ai fini Ires) che oggi sfiorano i 40 miliardi di euro. Un soggetto privato naturalmente non può che ritenere cosa buona e giusta una riforma in tal senso, ed un buon studioso dello Stato può certamente ritenere sano aiutare le imprese in un periodo di grande crisi per l’economia nazionale e mondiale anche attraverso la detassazione. Ancora,  a favore di questa riduzione vi è l’abolizione (a partire da Gennaio) dell’ equivalente imposta in Francia, il che implica un provvedimento in tal senso anche da parte dell’Italia per mantenere una certa competitività a livello internazionale (paesi con un carico fiscale più leggero incentivano lo sviluppo del tessuto imprenditoriale e quindi della stessa attività produttiva). Dulcis in fundo, non esiterei a rimarcare i benefici che potrebbero trarne i commercianti e le imprese palermitane che, soffocate spesso dal cancro del pizzo, pagano oltre che le tasse dello Stato anche quelle alla criminalità organizzata, faticando a rimanere sul mercato e facendo ricadere i maggiori costi sui consumatori.

Tuttavia riterrei opportuno ricordare al Governo la situazione finanziaria in cui versa il nostro Paese. Il debito pubblico cresce incessantemente (oggi è di circa 1800 miliardi di euro), ed una detassazione di 4 miliardi l’anno di certo non aiuta al recupero di questa situazione assolutamente drammatica. A questo proposito un taglio di questa entità può essere giustificato solo se questi fondi vengono recuperati in altro modo…..sarà il ruolo dello “scudo fiscale”? Basterà il rientro dei capitali dall’estero per pareggiare questo bilancio? Ai posteri l’ardua sentenza, rimane comunque l’appello di procedere con cautela, per le generazioni che verranno e per il nostro futuro.

Commenti (1)

IRAP=imposta rapina! L’impresa e la libera professione rappresentano le basi dell’economia e la principale fonte d’entrata per lo Stato…Facciamole respirare un pò! Che poi, con tutti gli aiuti che hanno ricevuto le banche, una mano alle aziende e, di conseguenza, alle famiglie che ci lavorano, mi sembra doverosa! Se ci fosse uno Stato un pò più liberista non avremmo questo deficit, in futuro occorrerebbe uno Stato meno invasivo in economia, ma presente soltanto nel sociale!

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