Scritto da Marco Lo Bue in Comunicati il 13-10-2009

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Quando quest’estate, mentre mi trovavo in un’università londinese a reperire materiale giuridico per il mio progetto di ricerca sugli aiuti di Stato, il coordinatore del dottorato mi ha suggerito di recarmi, da ottobre a dicembre, sempre per motivi di studio, nel Granducato di Lussemburgo, gli unici dubbi erano legati allo stato del mio portafogli, abbastanza provato dalla vita nella metropoli britannica che, come molti sanno, non è nota solo per ricerca e università, offrendo anche parecchie chance di divertimento e svago più o meno costose.
Tuttavia per nulla al mondo sarei stato disposto a perdere l’occasione di vivere, per un periodo nemmeno tanto breve, in quella mini nazione sulla quale, osservando la mappa dell’Europa all’epoca delle scuole elementari, molti di noi si sono posti dei simpatici interrogativi. E così, decidendo di dilapidare i residui denari di cui disponevo, ecco che quasi senza accorgermene mi trovo catapultato già da una settimana a Luxembourg City, la capitale di quello che, nonostante le modeste dimensioni, è uno dei sei membri fondatori dell’Unione Europea, oltre che sede della Corte di Giustizia Europea e di molte altre istituzioni comunitarie.
Sebbene trascorra quasi tutta la giornata confinato all’interno di un’accogliente quanto ricca biblioteca all’interno della Corte, la mia indole civica, rafforzata dall’esperienza di Città2.0, mi ha spinto a cogliere qualche spunto che, in un futuro ideale in cui a gestire la nostra città non saranno bande in lotta tra loro ma cittadini che amano Palermo, potrebbe ispirare l’azione politica degli amministratori del capoluogo siciliano.
Tra gli innumerevoli suggerimenti che potrebbero giungere da questo gioiello incastonato ad arte tra valli e colline, modello di buon governo come la maggior parte degli Stati del centro – nord d’Europa, mi va di soffermarmi su un servizio che si chiama “Vel’oh”. Si tratta di uno dei primi esempi di bike sharing introdotti in Europa, che di mese in mese si sta diffondendo a macchia d’olio nel resto del continente.
Come funzione questa brilante idea? Il cittadino può acquistare dagli sportelli automatici posizionati negli oltre 50 parcheggi – bici sparsi per la città (uno ogni 300-400 metri circa, e si parla di una centro con meno di 100.000 abitanti) l’abbonamento settimanale al costo di 1 euro, o quello annuale per 15 euro. Per prendere una delle biciclette basta inserire il proprio codice pin e il gioco è fatto: la prima mezzora di affitto è sempre gratis, da mezz’ora a un’ora e mezzo di pedalata si paga un euro, e così via fino al prezzo massimo di 5 euro che scatta dopo cinque ore e mezza, successivamente alle quali non si pagano costi aggiuntivi. La bici va riparcheggiata entro 24 ore in uno qualsiasi dei punti Vel’oh.
Il bike sharing, economico ed ecologico, utilissimo per gli spostamenti, unito a una sapiente costruzione di parcheggi sotterranei ai confini del centro città, potrebbe essere la chiave per riuscire a chiudere una parte del cuore di Palermo al traffico di automobili. Purtroppo, mentre a Lussemburgo, in centro e nel quartiere Europeo, esistono tanti parcheggi underground per le macchine dei 150.000 pendolari che vengono a lavorare qua ogni giorno da Francia, Germania e Belgio, facendo temporaneamente crescere la popolazione a 250.000 unità, a Palermo si canta vittoria dopo essere riusciti a realizzare un parcheggio per 700 auto al Tribunale, che è gia costato il carcere ad alcune persone coinvolte nella costruzione dell’opera e che non può rappresentare un momento d’arrivo ma soltanto un punto d’inizio per sconfiggere il nostro sottosviluppo.





Ciao Marco, mi risulta che un efficente servizio di bike sharing sia già in funzione da circa 6/7 mesi in viale delle scienze (il buon esempio è contagioso, chissà che non si estenda alla città, visto che all’uni sembra aver avuto un grande successo).
Marco sei grande. Ti seguo con ammirazione. Ho già visto un servizio del genere a Parigi, dobbiamo fare crescere la coscienza, sai quanti furti? Palermo è una città dove rubano tutto. Questo mi sembrea un problema….Il lavoro deve iniziare dalle scuole.
Marco continua così! Un abbraccio B
Cari ragazzi, scusate per il ritardo della risposta (non richiesta):).
Io penso che la diffusione di mezzi ecologici come le bici sia fondamentale per una città che vuole dirsi europea!
Ovviamente occorrerebbero anche parcheggi,autobus,zone chiuse al traffico…ma sono obiettivi che a mio avviso a poco a poco raggiungeremo, nei prossimi anni!