Scritto da Ettore Ceresa in Comunicati il 21-09-2009

Mezza giornata di pioggia, sette centimetri di acqua caduti e Palermo si ritrova in ginocchio. Una musica sentita più di una volta nelle ultime due settimane. E per quanto sette centimetri di acqua siano tanti, non possono di certo giustificare la situazione che si è creata.
Le cause di questa emergenza sono sia di ordine strutturale che di manutenzione.
Come spiegano i tecnici della Protezione civile, i problemi strutturali sono innanzitutto le fognature. Piccole, vecchie e inadeguate. Ci sono quartieri dove le fognature non esistono nemmeno: a Mondello non c’è lo sbocco della rete, e per quanto riguarda il centro storico, dalla Kalsa alla Vucciria, le fogne sono un colabrodo e i liquami invadono le strade. C´è poi la cementificazione selvaggia, come a Partanna e a Pallavicino, dove per anni si è costruito senza il rispetto di alcun vincolo idrogeologico né del buon senso.
Sul fronte manutenzione, è noto che i tombini e le caditoie sono spesso pieni di foglie, cartacce e plastica, ed è chiaro che una corretta cura avrebbe attenuato i disagi più gravi. Dal canto suo, l’Amia Essemme, società satellite con ben 950 ex lsu al lavoro, che si occupa proprio di questo tipo di interventi, lamenta mezzi inadeguati, disponendo di un autospurgo ogni 150 lavoratori.
Non possiamo certo addossare all’attuale Amministrazione la colpa di decenni di mala gestio: piano regolatore assente, concessioni edilizie “facili”, errori di progettazione, noncuranza dei costruttori, dei proprietari e dei governanti hanno come risultato l’attuale stato delle cose. Di sicuro però essa risponde della manutenzione degli impianti attuali.
E’ per questo auspicabile che le parti in causa si riuniscano per programmare un piano preciso ed efficiente che garantisca di ridurre al minimo i danni causati dalle situazioni meteorologiche avverse dell’inverno che verrà, partendo da una riorganizzazione dell’azienda incaricata.
Ma si deve cominciare anche a pensare al futuro, agli interventi strutturali, stanziando i fondi necessari e servendosi di strumenti come la razionalizzazione delle spese pubbliche che dovrà, o almeno dovrebbe, essere stimolata dal federalismo fiscale: la drastica riduzione dei dipendenti degli enti locali, il cui numero, figlio di almeno trent’anni di favori e clientele, eccede di troppo il fabbisogno della nostra terra.
Il Presidente Lombardo ha recentemente dichiarato di avere la situazione ben chiara in mente e di essere in grado di trovare i giusti rimedi. L’augurio che ci possiamo fare è che riesca a rendere effettivi questi propositi.






