Amarezza irlandese

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Scritto da Guido Noto in Comunicati il 17-01-2009

Sono ormai tantissimi gli studenti dell’Università di Palermo che decidono di aderire al progetto Erasmus, ideato e promosso dalla Comunità Europea. Come tanti anch’io ho deciso di provare questa esperienza, recandomi per un semestre nella verde Irlanda, nella viva cittadina di Waterford.
Indubbiamente è stata un’esperienza culturale, sociale meravigliosa. Ed è solo quando ti distacchi dalla tua città per un periodo abbastanza lungo che riesci a vederla nuovamente con occhio lucido e critico.
L’esperienza avuta nel Waterford Institute of Technology mi ha letteralmente “illuminato” sul reale concetto di università. L’organizzazione impeccabile, il servizio indirizzato al soddisfacimento dei bisogni degli studenti, l’efficientissima amministrazione della segreteria, le strutture all’avanguardia, l’assistenza tempestiva e puntuale degli studenti da parte di professori e segretari rendono questo istituto un paradiso della formazione pubblica. Ripensando all’Università di Palermo (città più grande, più riconosciuta a livello internazionale), mi chiedo perché gli studenti non sono ancora in grado di ricevere un servizio di istruzione che rientri nei limiti della decenza; un’ università, quella palermitana, in cui lo studente è solo, ricevendo informazioni per passaparola e sbrigando pratiche che deve seguire personalmente per assicurarsi che non vadano perse o trascurate da una segreteria disorganizzata e inefficiente. Eppure è chiaro che con un piccolo sforzo della nostra amministrazione, poco per volta, la situazione potrebbe subire notevoli miglioramenti.
Abbiamo tanto da imparare dagli irlandesi, che pur non eccellendo a livello europeo ci distaccano immensamente nell’organizzazione degli atenei, che indubbiamente arriva ad influenzare il livello generale dell’istruzione offerta.
È naturale che qui ci confrontiamo con problemi di natura diversa, probabilmente più difficili da risolvere, basti pensare in primis all’enorme numero di iscritti della nostra università. Tuttavia non dobbiamo dimenticare che una struttura di formazione come la nostra necessita di un impegno al miglioramento e all’innovazione continuo, cosa che allo stato attuale non accade.
Sperando di aver condiviso con i lettori una parte di ciò che questa esperienza mi ha insegnato, posso solamente consigliare a tutti coloro i quali hanno l’opportunità di vivere esperienze simili alla mia di non lasciarsi sfuggire queste occasioni, spesso irripetibili, in quanto altamente formative, soprattutto a livello umano e di esperienza personale.

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