Scritto da Francesco Venezia in Comunicati il 20-12-2008

Il waterfront centrale di Palermo, strettamente connesso al centro storico della città e alle antiche borgate, rappresenta una delle aree potenzialmente più feconde di creatività urbana dove, grazie a nuove strategie, le imprese e i residenti potrebbero far quadrare il cerchio di un’integrazione economica nel segno della qualità e della creazione di una città nuova.
Il problema della riqualificazione urbana va affrontato con modalità decisamente nuove, per cancellare i segni di una speculazione edilizia selvaggia che, a partire dagli anni ’60, ha determinato l’esclusione della nostra città da quella ristretta cerchia di metropoli europee che nel corso degli anni hanno raggiunto elevati livelli di sviluppo e innovazione.
Ma perché l’antica Palermo deve essere l’ultima ruota del carro?
Si pensi al tragico degrado del litorale di San Lorenzo e della spiaggia di “Romagnolo”, che versano in un stato di profonda incuria ormai da decenni.
In particolare, percorrendo il lungomare di Romagnolo, saltano immediatamente all’occhio un rabberciato parcheggio a servizio dell’ospedale “Buccheri La Ferla”, alcuni campi sportivi creati alla meno peggio, versanti in una situazione di totale abbandono, che, vista l’assoluta mancanza di progettualità, deturpano un paesaggio che, se ben curato, poche città europee potrebbero vantare; completano l’opera ristoranti in lamiera e vecchie palazzine venute giù durante i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, oltre ad un abusivismo edilizio che in questa Palermo rappresenta tristemente la regola.
Le acque inquinate che bagnano il litorale, su cui da sempre grava il divieto di balneazione, costituiscono un problema apparentemente irrisolvibile, visto che da anni le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno cercato di rendere efficienti gli scarichi del porto industriale tramite la costruzione di uno “sgrossatore”(cioè una vasca di modulazione per inviare all’impianto di depurazione le acque nere diluite), senza tuttavia profondere gli sforzi necessari, e, dunque, senza conseguire alcun tipo di miglioramento.
In mezzo a questa valle di lacrime, sono fortunatamente state preservate alcune strutture che testimoniano l’antico splendore del capoluogo siciliano, come lo Stand Florio, opera in stile Liberty progettata dall’illustre Ernesto Basile, la cui manutenzione, tuttavia, non viene seguita con cura, e l’ex deposito delle locomotive, sede fino all’estate del 2007 della rassegna culturale estiva “Kalsart”.
La speranza di tutti è che, partendo proprio da esse si possa dare corso al recupero completo del fronte a mare della città, con il potenziamento delle funzioni portuali ma anche e soprattutto con la creazione di strutture a carattere residenziale, sportivo e culturale-ricreativo.
Siamo fermamente convinti che Palermo possa diventare una Gateway city del Mediterraneo, il fiore all’occhiello dell’Europa, ma per far si che questo accada occorre una concreta sensibilizzazione delle istituzioni per dar vita ad una nuova città d’acqua: un leitmotiv dei nuovi scenari della trasformazione urbana.




